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schema dello spazio colore

Lo spazio colore, quale?

Lo spazio colore cos’è? E cos’è un profilo colore?

schema dello spazio colore

comparazione degli spazi colore

Come ripromesso cercherò di essere piuttosto pratico, dove possibile.
Cominciamo dallo spazio colore RGB.
Il profilo è una descrizione matematica misurata della quantità di colore rappresentabile in una periferica, in pratica il suo spazio colore, una sorta di carta d’identità.
In sostanza tramite uno spettrofotometro, uno strumento atto a misurare dei colori target, vado a costruire, misurando un N numero di colori delle patch (delle stringhe di colori) e tramite un software, matematicamente il numero e la qualità dei colori rappresentabili in una periferica.

Qual’è il motivo?

Semplice il colore è scientificamente soggettivo, io vedo un rosso e voi singolarmente un altro.
A parte i daltonici, diremmo probabilmente tutti o quasi che “è rosso!”, ma quale rosso?
Nell’illustrazione vediamo un diagramma in cui la “parabola” rappresenta lo spazio colore visibile all’occhio umano, come vedete il rosso ha parecchie sfaccettature. Se dovessimo decidere qual’è il rosso, dovremmo decidere dei parametri uguali per tutti.
Quindi si è creato uno spazio colore teorico che sia da riferimento nella descrizione colore, lo spazio CIE 1931, calcolato tramite i parametri di luminosità, saturazione e crominanza (in sostanza se è verde, giallo, blu, ciano, ecc.).

In questa maniera ogni colore ha una mappatura teorica all’interno dello spazio colore visibile.

Fino all’avvento dei computer il colore era una scienza esatta ma empirica, di difficile applicazione, vuoi per la mancanza di mezzi tecnologici, vuoi per la mancanza reale di interesse nel mondo produttivo. Quando la tecnologia lo ha permesso, ci si è basati (per legge) su delle misurazioni (in realtà serie e abbastanza restrittive) della densità degli inchiostri, dell’ingrossamento del punto di stampa in macchina e del contrasto di stampa (ne parleremo). Ma se cambio marca di inchiostri il giallo è lo stesso? No. E il magenta? Neanche. Quindi? Ogni tipografia aveva un suo stampato caratteristico, più o meno qualitativo, ma parlare di standard…
E con il computer come si poteva gestire il colore? Finalmente la matematica ha avuto una sua applicazione.

Sintesi adittiva

La sintesi adittiva, la somma delle tre luci dà il bianco.

Si è partito dal modello RGB (quello della sintesi adittiva tra il rosso “R = red”, il verde “G = green” e il blu “B  = blue”, i colori primari della luce e dei monitor)
Tramite il modello matematico si è costruito inizialmente (nel 1996) un modello RGB teorico che soddisfacesse le caratteristiche di due note aziende produttrici di plotter a getto d’inchiostro, lo spazio sRGB, che soddisfa le esigenze di colore dei tre quarti dei monitor tutt’ora in commercio, dei tablet, degli smartphone e copre quasi interamente, ma non interamente, lo spazio colore della stampa offset.
Se voi costruiste un profilo colore del vostro monitor “da battaglia” per chi lavora nel colore, ricavereste un profilo molto vicino all’sRGB.
Quindi lo spazio sRGB è buono?
Direi di no.
Infatti nel 1998 è stato creato l’Adobe1998, un profilo standard nelle arti grafiche che amplia il gamut (lo spazio colore riproducibile) del verde regalandoci una quantità di colori verde azzurri molto maggiori. L’Adobe1998 copre praticamente lo spazio colore CMYK della stampa.
Aggiungo che è stato creato uno spazio colore teorico di difficile utilizzo, lo spazio ProPhoto RGB che è stato studiato per recuperare tutti i colori possibile dei sensori delle macchine fotografiche e riprodurle in un dispositivo di uscita di qualità fotografica.

Quindi quale spazio colore dobbiamo usare?

Alcuni siti suggeriscono RAW + JPG sRGB…
Io dico di no, perché per fare un lavoro serio ci vuole più colore, e se il colore non ce l’ho non me lo posso reinventare. In più l’sRGB è praticamente impossibile da modificare con i programmi di fotoritocco senza fare un disastro. Io spesso lavoro in RAW + JPG, se il JPG è a posto bene, altrimenti uso il RAW, ma se il JPG è a posto è meglio con uno spazio colore più ampio. Il raw, il sensore lavora a 12 o 14bit a seconda della macchina, ha una quantità di colore del miliardo, conserviamone il più possibile. Tra ProPhoto o Adobe1998 vi consiglio di produrre due file tif a 16bit e stamparlo da un fotografo in sistema fotografico e fate le vostre valutazioni, ma sinceramente il profilo Adobe 1998 comprende la maggioranza delle applicazioni. Lavorando sempre con l’Adobe1998 avrete la possibilità di tarare monitor e stampanti più facilmente, poiché la sorgente RGB è la stessa.

Unico problema: le fotocamere compatte non sempre permettono l’adozione del’Adobe1998, e con i cellulari e i tablet non sognatevelo nemmeno di notte. Ritengo che dove si può conservare un maggior numero di colori è sempre buona norma conservarli. Su un file jpg tra Adobe1998 ed sRGB la differenza è di circa 300kb su 5Mb direi troppo poca per scegliere un simile risparmio di spazio.

2 Responses to Lo spazio colore, quale?

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